Biografia Schuh

 

Gotthard Schuh (1897 – 1969)

 

Gotthard Schuh, come la maggior parte dei fotografi di allora, giunge alla fotografia da autodidatta. Verso il 1930 ha già alle spalle tredici anni di pittura quando scopre come mezzo espressivo la macchina fotografica, e in quel periodo l'atmosfera di risveglio legata alla Nuova Fotografia entusiasma anche lui: nelle sue prime pubblicazioni gli effetti ottici e la pregnanza compositiva hanno un ruolo importante. Durante soggiorni prolungati nella Parigi pulsante dei primi anni Trenta, Schuh si lascia ispirare dalla voglia di vivere della metropoli, prende le distanze dalla Nuova Fotografia e raggiunge un proprio linguaggio visivo gravitante sulla persona; concentrato soprattutto sulle atmosfere e sull'espressività emotiva, sulla sensibilità psicologica e sullo spessore poetico, ora coglie situazioni notturne e sospette, cerca il movimento e i contorni fluidi, si tuffa in mondi femminili, si lascia trascinare dall’eros.

In piena guerra, nel 1941, esce il libro Inseln der Götter, che fa conoscere il fotografo svizzero su scala internazionale. Ristampato altre dodici volte entro il 1960, il volume - frutto di un viaggio che, cominciato nel marzo 1938,  in undici mesi porta l'autore a Singapore, Giava, Sumatra e Bali - si distingue per il suo mix ben riuscito di cronaca e introspezione, di fatti e fantasia.