Note dell'autore

 

Lettera a Gottherd Schuh di Villi Hermann

Caro Herr Schuh,
                           mi chiedo perché tu abbia scelto il Malcantone per soggiornarvi, forse eri alla ricerca del giardino dell’Eden... Ti sei stabilito a Bedigliora. Io abito a Beride, un paesino a due passi da casa tua.

So solo che hai fatto bene, perché così troviamo ancora qualche tua foto nelle case della regione. Gli abitanti della zona mi dicono che, qualche settimana dopo aver scattato le foto, ripassavi per consegnare una stampa fotografica a coloro che avevi immortalato: un gesto di ringraziamento e, per loro, un ricordo. Un gesto da gentleman che hai ripetuto anche a Bali, dove hai mandato stampe tue alla corte di Saba, al principe Anak Agung.
Anch’io ho una tua stampa raffigurante il bosco di mio nonno. La stradina, che attraversa il bosco sulla foto, oggi è asfaltata, come quasi tutte le strade della nostra campagna: è il  benessere del nostro tempo…

A Beride hanno già chiuso il negozietto del panettiere. Il camion della Migros che portava riso, zucchero, latte e caffé non passa più. La chiesetta è stata restaurata e così sulla facciata si legge bene D.O.M. Divo Firmo Martyri DICATUM; ma la chiesa è quasi sempre chiusa. Per la sagra del paese, San Fermo, una volta arrivava il prete di Castelrotto, il paese vicino, dopo qualche anno quello di Ponte Tresa Italia, oggi il prete che celebra la messa per San Fermo è polacco. Il locale di Beride dove si ballava e si beveva il vino nostrano é da lungo tempo trasformato in abitazione, anche se da qualche anno il paese rivive con un baretto  che attira la popolazione locale e i turisti di passaggio, specialmente ciclisti colorati da pubblicità griffata. Le feste all’aperto o le chiacchierate nei grottini di Castelrotto non esistono più.

Anche i pescatori di anguille sul fiume Tresa sono spariti da tempo.
Tu però hai immortalato questi momenti di vita ticinese nel tuo libro TESSIN, in cui trovo luoghi famigliari che mi ricordano infanzia, amori e amici: Caslano, Bedigliora, il Monte Mondin, la Valle della Tresa, Molinazzo, Novaggio e Beride, il mio paese con vista sulle cime del Monte Rosa sempre innevate, che tu hai fotografato e chiamato “Im Abendlicht”. Caro Gotthard Schuh, sai che anche Paul Klee negli anni Trenta è passato da Beride dove ha fatto bellissimi schizzi? Li intitolava semplicemente “Beride”, o “Vorort von Beride”. Questa espressione “Vorort von Beride” e la traduzione nel museo di Berna, “Suburbs of Beride”, mi fanno ridere: come se fossimo nel Bronx !

Conosci anche tu il vicolo del Selciato, la campagna nominata Nisciora, Velabona o Vedesella. Beride è un nucleo di appena trenta case, oggi neanche comune, solo una frazione di Croglio. Quando hai fotografato il Ticino non tutte le case avevano l’acqua corrente a Beride, bisognava quindi andare a prenderla alla fontana della piazza; non tutte le stanze avevano l’elettricità e il gabinetto era spesso nel giardino. Ma si vede che tu e Paul Klee avete visto Beride con un occhio speciale, così come Hermann Hesse vide Carona.

Prima di pubblicare TESSIN, hai realizzato un libro sulla vicina penisola, come si usa dire, semplicemente intitolato ITALIEN. Con le tue fotografie ci mostri piazze, persone, viticoltori, funerali, interni di case, ristoranti, statue antiche, castelli, luoghi non ancora conosciuti da noi Svizzeri e oggi propagandati dagli Enti del turismo e invasi da visitatori in calzoncini e muniti di macchine fotografiche digitali (vedi anche l’articolo di Antonio Mariotti). A tanti Svizzeri l’Italia era sconosciuta; ci andavano solo i ricchi in ferie o gli intellettuali in cerca d’ispirazione oder der Drang nach dem Süden. I nostri genitori conoscevano male l’Italia, appena uscita dalla guerra.
Ma a partire dagli anni Cinquanta arrivarono in Svizzera i primi stagionali e gli immigrati italiani.
Negli anni Sessanta pubblichi un libro su Venezia, un libro che mi ricorda la mia gioventù.  Non solo ammiro la luce e la composizione perfetta delle foto ma guardo anche con un po’ di nostalgia i vestiti, le pettinature, le belle ragazze e i giovanotti con la sigaretta in bocca. Verso la fine del libro trovo una donna tutta vestita di nero, con calze e ciabatte nere e vedo come in un flashback mia nonna Maria-Francia curvata dalla fatica, dal lavoro, dai dolori degli emigranti ticinesi che ritornavano poveri com’ erano partiti. La didascalia in TAGE IN VENEDIG dice “…das harte und karge Leben der Fischerfamilien” : dura e sobria come la vita in Ticino dove hai fotografato le donne che infilano foglie di tabacco, gli uomini che raccolgono  legna nei boschi e i pescatori di Muzzano.

Il libro per me più bello è quello che pubblichi a metà degli anni Cinquanta. Un titolo come sempre breve: BEGEGNUNGEN, incontri. Il testo della prefazione, di Elisabeth Brock-Sulzer, inizia con una citazione di André Malraux. La qualità del testo è rispecchiata nelle immagini. Sono in piena ammirazione dei tuoi incontri, che siano a Parigi, a Trogen o in Algeria. Sono anche geloso dei momenti che hai passato in compagnia di personaggi che stimo molto come i pittori Varlin e Auberjonois o lo scrittore Thomas Mann, con il suo farfallino alla Le Corbusier. Mi vorrei soffermare su ogni fotografia e ogni incontro, farmi raccontare da te come hai fatto a introdurti in certi ambienti o a cogliere la luce e il momento giusto. Sono fotografie incredibili per quei tempi, specialmente le immagini fuori fuoco. All’epoca pubblicare una foto non nitida in Svizzera, dove regnava e dove si richiedeva la precisione, era una scelta molto coraggiosa.
Un libro però, mi obbliga a voltar pagina e a passare oltre rapidamente; vorrei invece poter incorniciare e appendere le tue fotografie alle pareti di casa mia per poter ammirare a lungo le tue immagini, studiare le inquadrature e cercare di capire meglio il tuo lavoro e la tua persona.


Con stima Villi Hermann



PS. Per tutti questi motivi mi piacerebbe girare un film su di te e sui tuoi lavori, con il tuo accordo naturalmente.
Ti avverto però che dovrò tradirti un po’. Tutte le tue fotografie infatti sono in bianco e nero, mentre noi oggi giriamo i film quasi sempre a colori; ma in questo modo le tue inquadrature e le tue scelte fotografiche si distingueranno meglio dal resto del filmato. 
Mi rendo conto di non avere ancora parlato del tuo libro più famoso: INSEL DER GÖTTER, le isole degli Dei, che vorrei al centro del mio futuro film “Una visione sensuale del mondo”. Si dice, delle isole di Bali, Sumatra e Giava, che fossero il paradiso perduto e ritrovato: luoghi in cui si era creato, prima della seconda guerra mondiale nella quale gli Dei erano assenti e caduti, una sorta di magico equilibrio fra  natura e cultura. Non conosco però personalmente questa zona e non so quindi ancora dirti niente di preciso:  mi piacerebbe ritornare nei luoghi dai terreni fertili e nei villaggi sempre in festa per confrontarli con le tue fotografie.
Prima di partire alla scoperta di queste isole, sarebbe bello poter scovare altri documenti nel tuo archivio privato ancora inedito: appunti, fotografie, ritratti di tuoi amici come il fotografo Robert Frank, che ti considera un suo maestro.



Beride, giugno 2007/2010

pubblicato su
scritti al museo 5 La tenerezza dello sguardo. Fotografie di Gotthard Schuh.
a cura di Anna Lisa Galizia, volume di accompagnamento dell’esposizione
Gotthard Schuh. La tenerezza dello sguardo.
a cura di Peter Pfrunder
in collaborazione con la Fondazione svizzera per la fotografia, Winterthur
Museo Villa dei Cedri, Bellinzona, 18 luglio - 31 ottobre 2010